
CASA QUARTA E CASA UNDICESIMA, CIO’ CHE TROVI E CIO’ CHE LASCI
Se l’astrologia può essere considerata, con le parole di Henri Corbin, «una topografia interiore, una geografia sacra dell’anima», allora le case del tema natale diventano i luoghi simbolici di questa geografia e custodiscono i segreti dei punti cardinali dell’esistenza. Fra queste, la Quarta e l’Undicesima casa si offrono all’interprete come due poli di un asse sottile e spesso trascurato, quello che potremmo definire l’asse dell’appartenenza e del distacco, del tesoro custodito e del lascito.
La Casa Quarta, tradizionalmente associata alla radice, al fondamento, all’origine e alla dimora interiore, rappresenta in questa lettura ciò che troviamo: il luogo simbolico ed esistenziale in cui l’anima giunge a depositarsi al suo arrivo nella manifestazione terrena. Non si tratta solo di un’eredità genetica o culturale, ma di un vero e proprio giacimento archetipico che ci accoglie. Jung avrebbe potuto definire la Quarta Casa come lo spazio della familia archetypa, il grembo non solo della madre terrena, ma del Sé collettivo da cui attingiamo immagini e strutture profonde. Non a caso, scriveva Mircea Eliade: «L’uomo moderno ha dimenticato che l’unica vera patria è il centro del mondo, il luogo in cui l’ordine cosmico si manifesta».
La Quarta Casa, in questo senso, è il nostro centro del mondo individuale, il templum originario a cui l’essere fa ritorno nei momenti di crisi o di ricapitolazione interiore. Vi è in essa un’eco della oikia aristotelica, la casa come luogo del dominio privato e dell’ordinamento della vita. Essa è ciò che si trova perché non è costruito: è dato. La Quarta Casa è il deposito dei nostri avi, delle memorie biologiche e psichiche che ci precedono e che, volenti o nolenti, ci abitano. Come suggerisce Gaston Bachelard nella Poetica dello spazio, «la casa è il nostro angolo del mondo. È, prima di tutto, un luogo della certezza». Ma proprio per questa certezza primaria, la Quarta Casa è anche ciò che limita, ciò che imprigiona nelle forme della consuetudine e dell’invisibile continuità con il passato.
A fronte di questo, l’Undicesima Casa appare come lo specchio rovesciato e il controcanto. Se la Quarta è il luogo di ciò che trovi, l’Undicesima è il luogo di ciò che lasci, ciò che consegni, talvolta inconsapevolmente, alla storia, agli altri, al futuro. In essa si compie la dinamica del distacco dal conosciuto, dalla tribù originaria, e si apre la proiezione verso un orizzonte più vasto, collettivo, spesso utopico.
La tradizione astrologica le ha assegnato nomi rassicuranti – amicizie, progetti, speranze –, ma in una lettura più radicale essa diviene la casa del dono, del lascito, della dispersione. Se la Quarta casa contiene il patrimonio ereditato, l’Undicesima distribuisce il patrimonio accumulato, non necessariamente materiale, ma fatto di idee, di visioni, di esperienze, di reti simboliche. Scriveva Hannah Arendt che «l’immortalità, come la storia, nasce quando lasciamo qualcosa dietro di noi che merita di essere ricordato».
L’Undicesima Casa è dunque il luogo del lascito perché è la sede della nostra proiezione nella memoria altrui, nell’ordine simbolico condiviso. Essa ci impone la domanda: cosa resta di noi quando non siamo più qui? Non vi è in essa solo l’amicizia come rapporto personale, ma l’amicizia come legame civile, come costruzione di ponti oltre il perimetro della Quarta Casa, oltre il cerchio chiuso dell’origine. Se la Quarta Casa è il ventre, l’Undicesima è l’orizzonte.
Nell’interpretazione avanzata di Dane Rudhyar, le case si leggono come fasi del divenire dell’essere, e l’Undicesima rappresenta la fase in cui l’Io, ormai consolidato nella sua forma (Decima casa), si spoglia delle identificazioni egocentriche e si prepara al sacrificio di sé nel grande mare del collettivo (Dodicesima casa). In questo senso l’Undicesima è un momento di transizione, di scioglimento, un laboratorio di futuro che non appartiene più al soggetto ma alla comunità umana. Si potrebbe dire che nell’Undicesima Casa si apprende il difficile esercizio di lasciare andare: idee, successi, illusioni, legami che hanno compiuto il loro corso. È ciò che Morpurgo definiva, non senza un certo disincanto, «la casa in cui si prendono le distanze dal tempo personale e si cerca la continuità nel tempo impersonale». Eppure in questo lasciare si cela un atto creativo: ciò che lasci diventa la materia su cui altri costruiranno, come pietre di fondazione invisibili.
In questo dialogo fra ciò che trovi e ciò che lasci si compie un arco evolutivo che attraversa tutta la vita. La Quarta e l’Undicesima Casa, apparentemente così distanti, sono in realtà connesse da un filo sottile: entrambe parlano di ciò che è più grande di noi, ciò che ci precede e ciò che ci sopravvive. Vi è nella Quarta la memoria delle generazioni, vi è nell’Undicesima la profezia delle generazioni future. Come nota Tarnas in Cosmos and Psyche, «l’essere umano è il nodo vivente di una rete che si estende nel passato e nel futuro, nel personale e nel collettivo». L’astrologo maturo, nell’esaminare queste case, non si limita a leggere eventi biografici, ma coglie i segni di un’appartenenza e di una trasmissione, le due grandi correnti che modellano il destino.
Alla fine, ciò che trovi nella Quarta Casa diventa ciò che lasci nell’Undicesima. La casa, il nome, la lingua, la memoria, il sangue: tutto ciò che hai trovato alla nascita, dopo mille trasformazioni, si fa eredità da trasmettere. L’essenza dell’essere umano, in questa prospettiva, non è tanto ciò che possiede ma ciò che riesce a donare, a consegnare come segno. E come suggerisce Paul Ricoeur, «la vera identità non è ciò che si conserva identico, ma ciò che si narra e si trasmette». La Quarta e l’Undicesima Casa, in ultima analisi, ci interrogano su questo: quale storia abbiamo trovato e quale racconto lasciamo?



4 Comments
I tuoi articoli mi portano a riflettere, a pormi domande. Ottimi per non rimanere sul superficiale ma cogliere i “velati” significati che queste case hanno.
Grazie
Le tue parole agiscono sempre nel profondo, nella riflessione e stupiscono le nostre menti!! È sempre un bellissimo romanzo con dei colpi di scena che nn ti lasciano annoiare!
bellissimo commento
davvero sono comossa