
Infinitamente piccolo o infinitamente grande?
Quel gran Gemelli di mio marito dice spesso che l’astrologia, per tornare a incidere seriamente nella storia del pensiero, deve tornare a dialogare con tutte le forme di pensiero, senza rimanere confinata nel piccolo, direi anche angusto, nido. Finché tutti noi non parteciperemo al dibattito culturale dei nostri tempi, non riusciremo a evidenziare nella giusta prospettiva la nostra cultura e la nostra sapienza.
Riconosco sempre di più che, finché non avremo il coraggio di aprirci al confronto con tutto ciò che crea mondi, resteremo confinati nella nostra nicchia. Una nicchia certo sempre più grande e partecipata, ma pur sempre una nicchia, spesso osteggiata o guardata con sufficienza. Invece l’astrologia è perfettamente capace di interagire, dialogare, spiegare e farsi carico di tutte le forme in cui il pensiero, la società e la materia si evolvono nel corso dei secoli.
Proprio per questo oggi inauguro una serie di articoli che vogliono essere una riflessione su come la cultura universalmente riconosciuta come tale sia stata fondante anche per me, come astrologa, nel comprendere i percorsi astrologici. Noi ripetiamo spesso che l’astrologia può spiegare tutto, ma è vero anche il contrario: il tutto aiuta l’astrologia a comprendere meglio i fenomeni.
Questo mio scritto nasce anche come tributo alla figura di un pensatore che per me è stato incredibilmente formativo e che proprio in queste ore ci ha lasciato: Edgar Morin, scomparso poche ore fa dopo un secolo di lavoro nell’arte del pensiero.
Questo gentile signore, di cui vi metto il tema natale in foto, probabilmente l’ho sempre sentito molto affine per quel Giove e Saturno in Vergine e per quei forti valori Cancro che richiamano energie primarie del mio tema, avendo io la Luna nel quarto segno.
Ma cosa diceva Morin?
Il cuore del suo pensiero è questo: la realtà non può essere capita tagliandola a pezzi troppo piccoli. Morin critica il pensiero riduzionista, cioè quel modo di ragionare che separa tutto: corpo e mente, individuo e società, scienza e filosofia, natura e cultura, ordine e disordine. Per lui questo metodo è comodo, ma mutilante. È come voler capire un organismo studiando solo un’unghia sotto una lente: qualcosa si vede, ma il vivente scompare.
Chi mi segue avrà capito che la mia attenzione a non leggere mai il tema natale “a spicchi” nasce anche da qui.
La Vergine dimostra un’attenzione straordinaria per l’infinitamente piccolo come base della realtà. Non dimentichiamo che l’essenza della vita si manifesta anche in ciò che è invisibile agli occhi, ad esempio l’atomo. La scintilla divina, in fondo, è forse più nell’infinitamente piccolo che nell’infinitamente grande. Ma questo infinitamente piccolo si agglomera, cresce, si struttura, crea qualcosa di potente e profondo che poi si manifesta nell’infinitamente grande.
Le due parti si nutrono a vicenda.
Come aveva ben compreso Morin, anche noi astrologi dobbiamo evitare di concentrarci sempre e solo sul dettaglio. Il dettaglio va inserito in un contesto sempre più ampio, fino ad arrivare all’essere umano intero, alla società, alla storia.
Per Morin la realtà è un tessuto: ogni cosa esiste dentro relazioni, dipendenze, contraddizioni, ritorni, cicli, interferenze. Il sapere vero non deve semplificare cancellando i legami, ma deve imparare a tenerli insieme. Questo è anche il senso profondo della sua opera monumentale, Il Metodo, dedicata proprio alla costruzione di un pensiero capace di comprendere il mondo nella sua diversità e nella sua complessità.
Morin sostiene che spesso due elementi opposti sono entrambi veri e devono essere pensati insieme. Ordine e disordine, ragione e immaginazione, individuo e collettività, vita e morte, stabilità e crisi: non sempre uno elimina l’altro. A volte convivono, si combattono, si fecondano e si generano a vicenda. È una logica molto più sottile della semplice opposizione, e tutti voi sapete quanto leggere in questa chiave le opposizioni del tema, il sistema binario, sia fondamentale per la vera comprensione del fenomeno carattere e comportamento.
Portando avanti i miei studi astrologici, mi sono infatti sempre più resa conto di quanto questa visione sia fondamentale anche nella lettura di un tema natale. Un tema frammentato in aspetti, controaspetti, fronzoli celesti aggiuntivi e micro-dettagli interpretativi non ci restituisce la visione d’insieme. Non ci restituisce la persona.
La persona è un tripudio di contraddizioni interne, fasi della vita, intersezioni, atteggiamenti, spinte contrarie, movimenti interiori. Tutte cose che nella vita quotidiana esistono, agiscono, ci plasmano. Prima a livello individuale, poi inevitabilmente a livello collettivo.
Può sembrare strano che persone verginee, appartenenti quindi all’energia del segno che più di tutti ama concentrarsi sul microcosmo e sul funzionamento reale, organizzato e strutturato del mondo, arrivino poi a comprendere che il solo microcosmo non basta a spiegare la complessa e meravigliosa realtà dell’essere umano.
Eppure la forza della Vergine è proprio questa: applicare un’analisi rigorosa e verificare se quella analisi produca davvero comprensione, ordine e sostegno all’essere umano. Non per amore sterile del dettaglio, ma per capire se quel dettaglio serva, se illumini.
Del pensiero di Morin, ciò che considero fondamentale per un astrologo che voglia interrogarsi davvero sul senso ultimo e filosofico di un tema natale è soprattutto il grande assunto del suo pensiero: il principio ricorsivo. Le cause producono effetti, ma gli effetti tornano sulle cause e le modificano. La società produce gli individui attraverso educazione, linguaggio e cultura; ma gli individui, a loro volta, producono e trasformano la società. Non è una linea retta. È un circuito.
E infatti un tema natale non è altro che la trasposizione grafica di un circuito degli esseri viventi intorno al nostro amato globo. Vive profondamente nella sua natura circolare, dove tutto parla con tutto, tutto si intreccia, si oppone, si giustifica, si modella, si concretizza.
Il tema natale si legge sempre in modo circolare. Si parte dall’Ascendente, si attraversano le case, si arriva alla dodicesima e poi si ricomincia. Si mettono insieme i pianeti, i punti sensibili, gli assi, le case, le relazioni interne. Ma soprattutto si colloca il tema nel qui e ora, perché i quattro punti cardinali sono i grandi vettori dello spazio-tempo.
Noi siamo nel qui e ora. Per quanto sia meraviglioso indagare ciò che è stato e ciò che sarà, non dobbiamo mai dimenticare che siamo gli attivatori di un circuito personale e collettivo nel presente. Tutto questo, nel pensiero circolare di Morin, trova una risonanza perfetta nella rotondità del tema natale.
Morin è anche un pensatore della crisi moderna. Secondo lui l’umanità ha sviluppato saperi potentissimi, ma separati tra loro. Abbiamo specialisti eccellenti che spesso non comunicano: economia senza ecologia, tecnica senza etica, politica senza antropologia, medicina senza visione dell’essere umano intero. Da qui nasce una civiltà efficiente ma cieca, capace di produrre strumenti giganteschi senza sapere sempre dove portarli.
E qui mi riallaccio alla mia esortazione agli astrologi: evitiamo di parlare solo tra noi di quanto sia importante Aldebaran o di quanto siano interessanti i midpoint. Cominciamo a portare la nostra immensa conoscenza nella vita di tutti i giorni. Dialoghiamo con tutte le forme di progresso, cultura e scienza.
Se esiste una disciplina che può dare visione, spiegare le connessioni e aggiustare là dove qualcosa si è rotto, questa è proprio la scienza degli astri. Ma dobbiamo anche accettare che la cultura alta possa aiutarci a leggere meglio un tema, a capire meglio le stelle, a guardare con più intelligenza quella freccia che il Sagittario lancia verso il cielo come una domanda rivolta al cosmo.
La risposta, come ci insegna Giove, può arrivare solo dal pensiero, dalla cultura, dall’interrogazione profonda. E la geometria sacra del tema natale ci ricorda proprio questo: tutto è interconnesso. Una cosa aiuta l’altra. Una cosa spiega l’altra. Pensiero e cosmo devono restare abbracciati, uniti, vivi, perché solo così possiamo trovare la strada che ci porta al nostro Medio Cielo personale e collettivo.
Lì, forse, sentiremo finalmente che il cielo non è soltanto sopra di noi. È soprattutto dentro di noi. Come scriveva Kant, “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” sono le due grandi vertigini dell’essere umano: l’immensità del cosmo e la profondità della coscienza. Ed è forse proprio in questo punto d’incontro, tra ciò che ci sovrasta e ciò che ci abita, che l’astrologia ritrova la sua dignità più alta: non semplice tecnica interpretativa, ma arte del collegamento tra mondo, pensiero e destino.


