
La danza come esigenza fisica ed espressione dell’anima DI Diana Migliano
Il poeta e danzatore Rainer Maria Rilke diceva che “La danza è il linguaggio nascosto dell’anima.” Non potrei essere più d’accordo in quanto danzatrice, esploratrice dell’anima e linguista. Insieme alla musica è una delle arti che meglio bypassano l’attività mentale-razionale raggiungendo efficacemente il cuore dell’essenza e dissolvendo i limiti cognitivi in cui si muove normalmente la nostra mente. La danza è infatti una delle forme più dirette, ancestrali e universali di espressione dell’essere umano: grazie al suo carattere immediato e primordiale, attraverso il movimento della danza i popoli di ogni tempo hanno potuto veicolare una infinità di emozioni, pensieri e simbolismi universalmente comprensibili.
In molte culture, la danza non è solo un’arte, ma una vera e propria pratica spirituale, una lingua del corpo che permette di esprimere, purificarne e trasmettere sentimenti e stati d’animo. Ma la danza è anche un atto fisico squisito che porta a una serie di benefici concreti per il corpo e la psiche. Il suo valore è dunque doppio: da un lato come rituale e strumento di connessione con il divino, dall’altro come pratica che consente di vivere in armonia con se stessi e con l’ambiente circostante.
In questo articolo esploreremo la valenza rituale e spirituale della danza a livello culturale, concludendo con un mini focus sulla danza del ventre, che racchiude in sé i segreti di una saggezza antica e intuitiva.
Danzando creo il mondo
La danza come metafora cosmica è un leitmotiv che pervade le culture di tutto il mondo: dal concetto greco di danza delle stelle e musica delle sfere, alle danze cerimoniali orientali a quelle rituali dei popoli tribali, fino alla moderna danza del ventre in chiave simbolica come quella che propongo nel mio lavoro, essa rappresenta simbolicamente il movimento dell’universo, la creazione del mondo e l’armonia tra il corpo e l’infinito.
Un esempio emblematico è la figura di Shiva nella tradizione induista. Il dio della distruzione e della trasformazione è anche noto come il “Signore della Danza” (Nataraja, da cui deriva la danza sacra Nataraj), di creazione, conservazione e dissoluzione dell’universo. In questo contesto, la danza diventa il movimento stesso della concezione cosmica, il principio dinamico che dà vita e che distrugge per poi ricreare. Ogni passo di Shiva, ogni suo divino movimento, è un atto di trasformazione totale, in cui l’energia dell’universo si manifesta attraverso il corpo.
Analogamente, nella mitologia egizia, la danza rappresentava la ciclicità dell’universo, con il movimento che simboleggiava la perpetua rigenerazione del cosmo. I ritmi danzati, spesso accompagnati da canti sacri, venivano utilizzati per evocare gli dei e per entrare in contatto con le forze divine che si volevano evocare e onorare. Tra le tantissime radici della danza del ventre vi è proprio quella cerimoniale dei culti egizi, soprattutto relativi alla dea Iside, in cui i passi sacri richiamavano le energie della Dea come in un’invocazione muta quanto efficace.
In molte tradizioni africane, altresì, la danza è percepita come un canale preferenziale attraverso il quale gli esseri umani possono entrare in contatto con gli spiriti degli antenati e con le forze cosmiche. La danza rituale è quindi un modo per allinearsi con le leggi di natura e partecipare attivamente al movimento dell’universo. Proprio come nella danza cosmica degli dèi anche l’umano che danza ha la possibilità di entrare nel regno dell’estasi e fondersi con il tutto, abbracciando la sua dimensione spirituale e fisica in un’esperienza unica di unione con il Tutto.
La Danza come rituale e catarsi animica
La danza è stata per millenni una pratica rituale e catartica e un tramite perfetto per esplorare e purificare la propria psiche. In molte tradizioni popolari, il movimento fisico è stato usato come strumento per liberarsi da emozioni negative, traumi e paure. Questo aspetto catartico è evidente in molti rituali e cerimonie religiose, basti pensare al tarantismo e alle tradizioni popolari del sud Italia. Si credeva che le persone “indemoniate” fossero state morse dalla tarantola velenosa e l’unico modo per scacciare via il delirio provocato dall’intossicazione fosse quello di ballare fino allo sfinimento a ritmo di una musica ossessiva. Questo tipo di fenomeno connesso anche al contributo esoterico del grande Pitagora, possiede un collegamento anche con le danze persiane e col sufismo in quanto alcuni movimenti in comune, come il girare ininterrottamente su se stessi, producono come conseguenza un’annullamento della percezione dell’ego e un’apertura spontanea verso il sé superiore.
Ritroviamo questo principio anche nelle danze tribali, come quelle praticate dai nativi americani o nelle culture africane in cui tramite la danza si accede a quello stato di trance, in cui l’individuo si separa temporaneamente dalla sua realtà quotidiana per immergersi in una dimensione profonda, universale e decisamente spirituale. In questo stato, l’anima si purifica, lasciando andare le sofferenze e le percezioni limitate della ratio creando uno spazio per il rinnovamento interiore. La danza diventa quindi un modo per ri-crearsi, per riconnettersi con la propria essenza più intima e con le forze superiori.
La danza del ventre come via di connessione alla natura divina
Tra le danze che maggiormente incarnano il legame tra corpo, anima e divinità c’è senza dubbio la danza del ventre. Sviluppatasi nei più lontani contesti culturali sia nel tempo che nello spazio, si è diffusa dalle terre arabe fino all’Asia e al Mediterraneo. La sua simbologia così come il suo impatto sul corpo e sulla psiche sono davvero straordinari, al di là di ogni stereotipo culturale derivato da una cattiva informazione.
La danza del ventre si basa principalmente sul movimento circolare e ondulatorio delle anche, simbolo di vita, morte e rinascita. Ogni movimento richiama la forza della madre Terra, l’energia che permette la creazione e la perpetuazione della vita. Danzando si impara ad accordare questo flusso energetico al proprio essere e a muovere in sincrono il corpo e i pensieri e le proprie emozioni. Non è un caso che in molte culture questa danza fosse praticata dalle donne come un atto di connessione con la propria femminilità, fertilità e potere interiore.
Le figure archetipiche della “Dea Madre”, venerate nelle antiche forme di spiritualità, sono incarnate nei movimenti della danza, che diventano un canale di accesso all’energia creativa e rigenerativa dell’universo. Ma non è solo una questione simbolica o psicologica. Il potere universale della danza del ventre risiede anche nei suoi tantissimi benefici a livello fisico: i movimenti fluidi e controllati delle anche e del busto migliorano la postura, tonificano i muscoli addominali, e favoriscono la circolazione sanguigna. Inoltre, l’accentuata respirazione profonda che accompagna la danza aiuta a ridurre lo stress, a migliorare la capacità respiratoria, a favorire il benessere generale in quanto agisce come un antidoto alla depressione e all’ansia, aiutando a rilasciare emozioni represse e a liberare la mente da pensieri negativi. Sul piano psicologico, in particolare, permette un’espressione autentica delle emozioni, favorendo il rilascio di tensioni interne, un netto miglioramento dell’autostima, dell’immagine corporea e della sicurezza di sè. Il suo potere catartico è riconosciuto anche nelle pratiche terapeutiche, in cui viene utilizzata come ottimo strumento per recuperare la connessione armoniosa tra corpo e psiche.
Dunque la danza, in tutte le sue forme, è molto più di una semplice disciplina artistica. Essa è una forma di linguaggio universale, un mezzo attraverso il quale l’individuo può esprimere la propria connessione con l’universo e con il divino: ogni movimento, ogni gesto, ogni passo di danza rappresenta un ritorno a casa, un ritorno all’armonia tra corpo e spirito. Nel viaggio interiore che la danza offre, l’anima si libera, si espande e si rinforza, mentre il corpo si purifica, si fortifica e si tonifica. La danza è un atto sacro di creazione e distruzione, di liberazione e trasformazione.
Per concludere mi preme diffondere un messaggio importante: la danza non è mai fine a se stessa: al contrario, il cammino verso una comprensione più profonda della nostra esistenza, un atto di amore verso noi stessi e il mondo che ci circonda. La grande Martha Graham, illustre figura della danza contemporanea, affermava che: “La danza è l’incontro tra il corpo e l’anima, un cammino verso il proprio essere, l’espressione più pura di ciò che siamo.”


