
PERCHE’ NON SIAMO FELICI?
Stamane ero sveglia, alle cinque, a pensare ai consulti degli ultimi anni, profondamente diversi da quelli più indietro nel tempo.
Negli ultimi anni abbiamo trasformato il trauma in una spiegazione universale. Una parola medica usata male, applicata a tutto: infanzia, relazioni, antenati, vite precedenti. Se qualcosa non va, la risposta è sempre la stessa: devi scavare. Più scavi, più sei serio. Più soffri, più stai “lavorando”.
E intanto guardiamo solo indietro.
Si è insinuata un’idea pericolosa: se non sei felice è perché non hai ancora risolto qualcosa. Un nodo, un karma, un albero genealogico devastato, una ferita antica. Alla fine la conclusione è sempre la stessa: la colpa è tua. Non hai capito abbastanza, non hai elaborato bene, non sei andato abbastanza a fondo.
Ma c’è una verità molto meno spirituale e molto più reale che fatichiamo ad accettare: a volte la vita è dura e basta.
In astrologia lo sappiamo benissimo. Passa Plutone in quadratura a un luminare e crolla tutto, anche se hai lavorato, capito, integrato, fatto pace con il passato. Non perché hai sbagliato qualcosa, ma perché certi passaggi non chiedono consenso. Arrivano, svuotano, rompono forme che non possono più reggere.
Il problema è cosa facciamo dopo.
Invece di cercare una nuova direzione, ci mettiamo a scavare ancora. Rimuginiamo. Analizziamo. Ci convinciamo che se soffriamo è perché non abbiamo guarito abbastanza. Così il dolore diventa colpa, e la colpa diventa identità.
Ma molte persone non stanno male per il passato. Stanno male per mancanza di futuro.
Quando non c’è prospettiva, il presente pesa e il passato diventa una palude in cui affondare. Non perché lì ci sia la soluzione, ma perché davanti non si vede luce. E allora si scava compulsivamente nella melma delle sconfitte, convinti che prima o poi salterà fuori la risposta.
L’astrologia, però, non serve solo a capire da dove vieni.
Serve soprattutto a riconoscere quando passa il drago.
Perché il futuro non è solo qualcosa che subisci: è anche qualcosa su cui puoi salire. Giove che apre, un allentamento di Saturno, un cambio di ritmo reale: le occasioni esistono, ma non si vedono se stai fissando solo ciò che è crollato.
Cercare la luce del futuro è spesso più sano che continuare a scavare nel passato. Non perché il passato non conti, ma perché i sensi di colpa non costruiscono niente. E di quelli, a forza di coltivarli, non ti libererai mai.
Forse la domanda giusta non è: che trauma ho?
Ma questa: che occasione sto smettendo di vedere perché sono occupato a colpevolizzarmi?
L’astrologia non è una sentenza morale. È una mappa per orientarsi quando il terreno cambia. E a volte, più che guarire ancora,
serve solo alzare lo sguardo e salire sul drago giusto.



1 Comment
Una riflessione che mi trova d’accordo, penso anche…che per la maggior parte di noi gli obiettivi siano a volte irraggiungibili x mancanza di coerenza con il nostro percorso personale….ci specchiano nelle vite degli altri dove tutto sembra facile, scatenando così i sensi di colpa….ci sentiamo sempre “meno” , sempre in difetto….rincorrendo una felicità non nostra ma troppo commerciale ed effimera…. Forse dovremmo ascoltare un po’ di più Saturno….invece di demonizzarlo… non toglie ma struttura …. E la fatica sta proprio nell’uscire dal mondo di sogno irrealizzabile facendo i conti con la realtà nuda e cruda….