
La crisi della coppia nei tempi moderni di Sabrina Facile
All’ordine del giorno si leggono articoli, si ascoltano telegiornali, trasmissioni televisive, da varie fonti si giunge a conoscenza di coppie che scoppiano, maltrattamenti che sfociano in violenza, bambini che rimangono orfani di madre a causa di femminicidi, abusi subiti dai mariti per mano delle mogli, ma come mai la società è giunta a tanto? Come mai oggi, l’indice di tossicità all’interno di alcune relazioni, è così elevato?
La famiglia è la cellula dalla quale si sviluppa la società, composta da padre, madre e figlio, ma nel corso degli anni, questo nucleo ha subito dei cambiamenti.
In primis sono cambiate le figure che la compongono, la donna e l’uomo, che nel tempo si trovati a far fronte a nuove richieste dal mondo esterno (lavoro, scuola, sviluppo tecnologico, esigenze economiche…) che, di conseguenza, hanno generato un cambio all’interno del proprio Sé. Autonomia economica, desiderio di indipendenza, possibilità di spostamento, connessioni in tempo reale, hanno portato il singolo a cambiare rotta e la famiglia, nella sua concezione classica, sta subendo una crisi senza precedenti. Se fino a qualche decennio addietro le coppie erano unite e le famiglie numerose, in cui ognuno tendeva la mano all’altro, sia in senso pratico che economico, in un’ottica di condivisione, oggi non lo è piu’.
Senza inoltrarci, in quelli che oggi sono i possibili sviluppi di tale conseguenza (famiglie allargate, famiglie omosessuali, utero in affitto, etc…), ci tengo a soffermarmi sulle cause che, sin dalla primissima infanzia, creano elementi singolari, da tenere in considerazione, per averne un quadro completo e chiaro.
Per venire al mondo uno spermatozoo e un ovulo si incontrano e da lì inizia la vita, scritto così sembra affare da poco, ma non lo è, non è un connubio casuale, che la propria madre incontri il proprio padre.
Alla nascita si forma una triade composta da madre, padre e figlio.
Durante i primi mesi, il neonato è completamente dipendente dalla madre, ha la necessità di essere nutrito, di ricevere le cure igieniche, di sentirsi al sicuro, protetto ed amato. Il ruolo del padre è quello di proteggere e garantire serenità alla famiglia, essendo colui che mantiene maggiormente i contatti col mondo esterno.
Il ruolo della madre è di primaria importanza in questa fase, in quanto l’infante, attaccandosi a lei per sopravvivere, svilupperà nei mesi a seguire un imprinting che durerà tutta la vita. L’imprinting è un’immagine duratura e interna (in quanto si crea nella mente del bambino), è la prima impronta che il bambino ha delle sue figure di accudimento, prima con la madre e poi col padre.
Con la madre, durante l’allattamento, si crea un ritmo, dettato dalla richiesta del cibo, dall’ attesa di riceverlo e dalla risposta della madre, e dalla poppata ai primi vocalizzi a cui la madre risponde, si pongono le prime basi per l’ascolto – risposta all’interno di una conversazione.
L’attaccamento è di tre tipologie (sicuro, ansioso insicuro, ansioso evitante) e ricopre le funzioni di protezione, sicurezza e sopravvivenza. Grazie a queste funzioni, la madre protegge il figlio quando questi inizia ad allontanarsi per esplorare il mondo circostante, e permette al figlio di riavvicinarsi, nel caso in cui avvertisse un pericolo, certo del fatto che la sua figura di riferimento, sia pronta ad accoglierlo.
Purtroppo questo non avviene sempre, e il bambino, anziché crescere sicuro, potrebbe sviluppare una forma di insicurezza o divenire evitante verso qualcuno, in primis con la madre. Poniamo un esempio: i genitori accompagnano il figlio all’asilo nido, gli promettono che andranno a prenderlo assieme appena termina la sua giornata, invece per motivi di lavoro, lo va a prendere la nonna. Il bambino ha paura che sia accaduto qualcosa a mamma e papà, e dopo una prima fase di disperazione sfociata in un pianto, appena rivede i genitori, esprime rabbia, si chiude in un angolo e fa di tutto perché non si avvicinino a lui.
In questo caso, nel momento in cui i genitori riportano il figlio all’asilo e gli promettono che andranno a prenderlo all’uscita, lui potrebbe non credergli, o sviluppare delle forme di ansia, dettate dall’insicurezza sviluppatasi in seguito ai fatti accaduti.
Le figure di riferimento sono dapprima i genitori, in ordine la madre ed il padre, poi anche i caregivers che lo circondano, figure familiari quali nonni, zii, amici.
Questo movimento che si innesca nel bambino, rimane nella sua mente, perché i modelli genitoriali vengono interiorizzati, ed è con questi che egli camminerà nel mondo. Alcuni bambini avranno la necessità di essere maggiormente rassicurati, altri di essere accolti diversamente.
Inoltre un bambino può sviluppare una forma di attaccamento con un genitore, ed un’altra con l’altro, considerando che ognuno ha un carattere diverso e si approccia al figlio con la propria modalità.
L’attaccamento è interessante da considerare, perché come ci si muove verso i genitori, si tenderà nella vita ad andare verso amici, parenti, partner. In questo senso, merita particolare attenzione il fattore violenza, che si genera all’interno di alcune famiglie, perché se l’imprinting è quello di un rapporto violento, quando sarà grande il figlio, cercherà inconsciamente rapporti che gli faranno rivivere la stessa situazione vissuta in famiglia, o la ripeterà senza averne consapevolezza, ma questo concetto verrà ripreso piu’ avanti.
L’ attaccamento ho origini biologiche, ovvero, la madre tenderà a trattare il figlio come l’ha trattata sua madre (nonna), la quale ha trattato sua figlia, come l’ha trattata sua madre (bisnonna), lo stesso vale per il padre sulla linea paterna.
A quanto letto finora, un tema interessante da approfondire riguarda le 5 ferite dell’anima. Facendo un passo indietro e tornando all’incontro dell’ovulo e dello spermatozoo, letto in chiave animica, quell’ incontro, rappresenta la scelta della propria anima di incarnarsi in questo mondo, in un preciso tempo, all’interno della famiglia scelta e in un corpo specifico.
Ogni anima arriva con una missione, un compito e porta con sé delle ferite, che nel proprio cammino si ripresenteranno, fin tanto che non verranno superate, per giungere ad una condizione di maggiore leggerezza, serenità e luce. Il percorso è fatto di esperienze, piu’ o meno intense, alcune di esse attivano la ferita che viene percepita come la piu’ dolorosa rispetto alle altre, questo perché è la piu’ antica e profonda.
La ferita rappresenta la reazione personale ad un evento, nello specifico dinanzi alla stessa situazione una persona si potrebbe sentire tradita, un’altra rifiutata.
Andando nel mondo, per non mostrare il proprio dolore agli altri, si indossa una maschera, perciò ad ogni ferita corrisponde una maschera.
Le ferite sono 5 e vengono elencate in ordine di sviluppo:
1. Rifiuto/maschera del fuggitivo – dal concepimento al 1° anno;
2. Abbandono/maschera del dipendente – tra il 1° e 3° anno;
3. Umiliazione/maschera del masochista – tra il 1° e 3° anno;
4. Tradimento/maschera del controllore – tra il 2° e 4° anno;
5. Ingiustizia/maschera del rigido – tra il 4° e il 6° anno.
La ferita da rifiuto è una ferita molto profonda e la persona che ne soffre sente che viene minacciato il suo diritto ad esistere, un esempio chiaro è il figlio non voluto che arriva accidentalmente, che con molta probabilità si sentirà rifiutato anche quando non lo è, perché filtra le esperienze con gli occhi di questa ferita. È comprensibile che la persona, per non sentirsi rifiutata, fugga.
La ferita da abbandono si verifica sul piano del fare e avere. Il bambino si potrebbe sentire abbandonato quando arriva un fratellino più piccolo e le cure per costui assorbono la madre, che non riesce a dedicargli le stesse attenzioni di quando era figlio unico, oppure se il bambino ha problemi di salute e deve stare in ospedale, anche se i genitori vanno a trovarlo ogni giorno, lui potrebbe sentirsi abbandonato. Le persone che vivono questa ferita hanno fame d’amore, non si sentono nutrite sentimentalmente a sufficienza e la maschera che sviluppano è quella della dipendenza. Spesso il dipendente assume il ruolo di vittima nelle relazioni e potrebbe passare ad essere salvatore/salvatrice, ruolo che fa per attirare l’attenzione su di sé.
La ferita da umiliazione anch’essa è legata al fare e all’avere, come la precedente e si sviluppa solitamente con la madre. In questa fase il bambino raggiunge il controllo degli sfinteri ed è molto importante che viva questo passaggio con serenità, altrimenti potrebbe sentirsi umiliato, degradato, sminuito, qualora percepisse disgusto nei genitori per le sue azioni o sentisse che i genitori si vergognano di lui. È la fase in cui il bambino scopre i genitali e il piacere che ne deriva e anche in questo il genitore dovrebbe accompagnare il bambino senza vergognarsi di lui o farlo vergognare. L’umiliazione si manifesta anche quando il bambino è molto controllato, perché si sente incapace o non libero di muoversi, se il controllo è esercitato dal padre la ferita si manifesta nel rapporto con lui. Nella sofferenza il bambino svilupperà piacere, non conoscendo altre strade per farlo.
Con la ferita da tradimento vengono a mancare la fiducia o ci sono delle aspettative non corrisposte, il genitore non mantiene le promesse e quindi a livello affettivo il bambino si sente ferito; anche quando il bambino sente che il genitore del suo stesso sesso si sente tradito dall’altro genitore prova lo stesso dolore. La protezione più adeguata è quella di controllare, per cui il bambino inizia a controllare tutto per dimostrarsi affidabile e responsabile perché ha bisogno che gli altri lo siano con lui. Il controllore è colui che nutre alte aspettative nei confronti degli altri, perché desidera avere tutto sotto controllo e perché vuole capire se può fidarsi degli altri o meno e la cosa peggiore per lui è venire controllato.
Con la ferita da ingiustizia, il bambino percepisce il genitore come freddo, staccato, severo, eccessivamente critico nei suoi confronti, sente inoltre che non gli viene dato il giusto valore, sia in difetto che in eccesso. È una ferita che ha a che fare con il concetto di merito. Il bambino si stacca e si chiude per non sentire il dolore, quindi si irrigidisce. Sentendo molte critiche tenderà a svolgere i propri compiti con perfezione, tanto da risultare perfetto, quindi crede di fare non solo cose perfette, ma anche giuste, al punto da identificarsi con quello che fa e non per quello che è. Questo perché si sente svalutato, ritiene di non avere meriti, aspetto che si crea anche attraverso i paragoni che gli adulti utilizzano. Questa ferita si manifesta sul piano del fare.
Le ferite di rifiuto ed ingiustizia si sviluppano col genitore dello stesso sesso, le ferite da abbandono e tradimento si sviluppano col genitore di sesso opposto. Queste ferite viaggiano in coppia, inteso che dietro la ferita da ingiustizia c’è quella da rifiuto, dietro la ferita da tradimento c’è quella da abbandono.
Nel corso della vita si sviluppano tutte, a parte quella da umiliazione, che si sviluppa solo in alcune persone, e in alcuni periodi potrebbe essere attiva una piuttosto che un’altra, nonostante questo, una predomina al punto da apportare delle modifiche a livello fisico, tale da essere riconosciuta visivamente. La ferita da umiliazione riguarda il rapporto con se stessi, ci si sente osservati dall’alto e colpevoli sul piano fisico.
Tendenzialmente l’aspetto egoico di ognuno, va ad anestetizzare il dolore percepito, perché l’Ego non vuole provare sofferenza, così ci pensa la vita, grande maestra, a creare le condizioni adatte per far incontrare le persone che fanno riattivare la propria ferita, sostanzialmente che fanno da specchio. L’Ego si esprime col possesso, si identifica con l’essere e col fare, ostenta il prossimo.
L’essere umano non riesce a vedere i lati di Sé, che non è riuscito ad integrare, interiorizzare, perciò quello che rimane fuori, ritorna attraverso gli altri; quello che infastidisce dell’altro è quello che non si riesce ad accettare di se stessi.
Come fare per capire se una ferita, che si credeva superata, è ancora attiva?
Potete mettervi comodi, in uno spazio intimo e silenzioso, con carta e penna, o con una musica rilassante in riflessione, scegliete un evento che vi infastidisce particolarmente e seguite i passaggi qui riportati:
1. E’ l’Ego che sta prendendo il sopravvento? Rifletto.
2. Emozioni:
• che emozioni provo in questo momento?
• in quali parti del corpo?
• cosa temo per me?
3. Sto accusando e/o giudicando qualcuno? Se sì chi?
4. La ferita sta aumentando? Faccio uso di sostanze anestetizzanti (alcool, droga, psicofarmaci) per non percepire il dolore?
5. Osservo la ferita.
6. Mi assumo le mie responsabilità, che ruolo/funzione ho in tutto questo?
7. Perdono, me stesso, poi gli altri.
Questi passaggi, permettono di capire quale ferita è attiva e di prenderne consapevolezza. Una prima cernita è fornita dalla risposta alla domanda 3, individuare chi si sta accusando, permette di capire se la persona è di sesso opposto o uguale al nostro, di conseguenza ci sono già alcune ferite da poter escludere.
E’ importante stare nel sentire, e non nella mente, altrimenti si va al di fuori dello scopo dell’esercizio.
La funzione delle maschere, è di far accettare quel bambino libero ed innocente, all’adulto, prima ai genitori, poi ai caregivers, poi ai nuclei scolastici ed in ogni organizzazione sociale, che vorrebbero il bambino in un certo modo, con un certo comportamento, così che ognuno plasma se stesso.
Le ferite, come l’attaccamento, potrebbero essere generazionali, e da una generazione all’altra vengono “pulite”, per poter lasciare un futuro migliore a chi viene dopo.
Ma quante persone ci sono prima di sè? Ognuno ha due genitori, 2 coppie di nonni, 4 di trisnonni e via avanti, si puo’ comprendere quanto radicate possano essere alcune ferite, alcuni comportamenti, che forse non è sufficiente una vita, per scoprire e avere il tempo di capire cosa sia potuto accadere prima della propria esistenza.
Ogni essere vivente è formato per metà dalla madre e per metà dal padre, che questo sia accettato o meno è così. Le discrepanze all’interno del proprio cuore, esistono perché manca la totale accettazione di queste figure, che hanno fatto quello che ritenevano migliore per il proprio figlio, senza un manuale di istruzioni, in molti casi privi di consapevolezza. Sicuramente le esperienze piu’ ardue, sono quelle che forgiano il carattere, che permettono di superare ostacoli che sembrano insormontabili.
Le radici, la mamma e il papà, meritano un amore incondizionato. Sono il primo esempio di coppia e di innamoramento con cui si viene in contatto, l’unità dalla quale si interiorizza l’imprinting, quell’immagine interna e duratura (di cui si leggeva in merito all’attaccamento), con cui da adulti si va alla ricerca di un partner, e in molti casi, nella maggioranza, si ripete esattamente il copione familiare.
Innanzitutto all’interno di un sistema famiglia ci sono tre ordini, gli ordini dell’amore, che sono l’appartenenza, l’ordine e l’equilibrio. Nello specifico un essere vivente appartiene ad una famiglia, che ha un determinato ordine, grazie al quale mantiene il proprio equilibrio. Esistono famiglie disordinate, che non rispettano l’ordine salubre che dovrebbe esserci, ma che funzionano proprio per questa ragione, che se fosse mossa soltanto una pedina all’interno, tutto salterebbe.
Come scritto sopra, la coppia genitoriale è quella da cui si trae ispirazione nella vita amorosa adulta, che sia stata accettata o meno, come tipologia di relazione. Specificatamente si tende a ripetere il copione genitoriale, oppure a cercare di opporsi ottenendo lo stesso risultato, a compensare quello che è mancato o a ripetere perché si ha interpretato erroneamente il proprio vissuto. In un modo o nell’altro, quanto vissuto nell’infanzia, l’accudimento ricevuto, la tipologia di attaccamento sviluppato, le ferite che si sono originate all’interno del proprio cuore, hanno una risonanza col mondo esterno e a livello energetico influenzano ognuno, permettendo di stare su una frequenza piuttosto che su un’altra. Grazie a questa risonanza si attraggono le persone che fanno da specchio al proprio Sè, mettendo ognuno dinanzi alla propria realtà, e permettendo evoluzioni personali diversamente impossibili.
Quando la coppia si crea, ognuno porta all’interno il proprio vissuto, pertanto se ci sono situazioni di vuoto, si cercherà inconsciamente qualcuno che lo colmi, lo compensi, senza possibilità di crescita interiore, ma di sofferenza certa.
La coppia che si incontra per nutrirsi dell’energia altrui, sarà una coppia in cui un partner tenderà a manipolare l’altro, a controllarlo, per un accesso di paure, per perdita di controllo, perché non permette all’amato di nutrire spazi individuali, ne vuole il controllo totale. Questo crea una situazione di nevrosi e nel momento in cui, uno cerca di allontanarsi dall’altro perché si sente oppresso, potrebbero scattare azioni violente, che non si manifestano soltanto a parole, ma anche con fatti impensabili, che ogni giorno si leggono sui quotidiani.
Oltre alle forme di controllo e manipolazioni, sono anche altre le cause che conducono al conflitto : comunicazione poco costruttiva, mancata attenzione e sostegno agli interessi o percorsi dell’altro, motivi economici, scarsa affinità sessuale, desiderio di cambiare l’altro (fisico, abbigliamento…), paure inconsce, condizionamenti familiari, chiusura mentale – fisica, aspettative non corrisposte, credenze, fissazioni, gelosia, vittimismo, mancata autostima, poca fiducia in se stessi e nel partner, mancanza di autonomia, paura dell’abbandono e della solitudine, oggettivazione del partner, percezione del proprio valore solo all’interno di una relazione e il delegare all’altro la propria felicità.
Solo risvegliando la propria anima ci potrà essere evoluzione e liberazione.
Purtroppo la società è lontana dall’amore autentico e, a mio personale avviso, ci vorrebbe, sin dalla scuola dell’infanzia, una materia dedicata al rispetto, all’amore, all’accoglienza dell’altro, in cui, sia il maschile che il femminile, si possano incontrare in uno spazio di condivisione e crescita.
Sono Sabrina Facile, Counselor Naturopatica Integrativa, Operatrice di Tecniche di Respirazione.
Durante il percorso di Counselling ho approfondito le dinamiche di coppia, partendo dall’analisi delle mie radici, creando un metodo pratico per poter conoscere e ascoltare l’altro, intitolato “Leg – ami: Le relazioni oltre le apparenze”.
Leg – ami propone riflessioni ed esercizi per comprendere quali siano le proprie ferite, le difficoltà di comunicazione, le modalità di approccio personale all’interno della coppia, e dare degli spunti per entrare in empatia con il proprio partner.
Per ulteriori informazioni o curiosità mi potete scrivere a:
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