
L’introduzione di Barbault ai Tetrabiblos di Tolomeo
In ritardo di quasi un mese rispetto al previsto, ho concluso la traduzione dell’introvabile -in italiano – prefazione di André Barbault ai tetrabiblos, antica e fondamentale opera astrologica di Tolomeo.
Ho deciso di tradurla nonostante non sia “utile” in senso stretto ad illuminare la pratica astrologica, poichè credo che l’opinione di un grande maestro della modernità su un grande maestro dell’antichità sia sempre interessante e doverosa da conoscere. Aggiungo che Barbault ha una penna eccezionale e che renderebbe poetica anche la lista della spesa. lo so di non essere certamente riuscita a rendere la rotondità plastica dello scritto originario, ma almeno questo scritto adesso è a disposizione.
Barbault in sostanza esalta il ruolo dell’autore dei Tetrabiblos come raccoglitore, organizzatore di tutta la sapienza astrologica dei tempi antichi, dall’ellenismo in poi, con le sue radici caldee; lo elogia insomma per essere stato il salvatore di nozioni che inavetabilmente sarebbero andate perse, per di più dandogli forma completa e con annotazioni e commentari personali.
Aggiunge che dobbiamo a lui la spiegazione di come l’astrologia non abbia relazione con le costellazioni ( e quindi con la precessione degli equinozi) ma sia un sistema simbolico legato a solstizi ed equinozi. La risposta ai nuovi e vecchi detrattori dell’astrologia, spiegata e resa certezza filosofica di approccio allo zodiaco, è uno dei risultati che Barbault attribuisce all’antico sapiente.
Il tono di fondo però e quello di una velata – e neanche tanto – considerazione di quell’astrologia antica, che oggi chiamiamo classica, come di una forma primitiva della scienza di Urania. Il nostro maestro francese, con la verve accomodante che gli è propria e soppesando da bravo bilancia le parole, non nasconde di percepire l’astrologia scevra dell’insegnamento della psicologia del 900, un qualcosa di imperfetto, ai limiti del naif.
Non gli è sufficiente che quando in tempi relativamente recenti i Gauquelin abbiano voluto provare la veridicità delle teorie astrologiche , la prima cosa che sia stata accertata sia proprio quella forza dei pianeti angolari che Tolomeo descrive come base di ogni analisi dei destini.
Mi spiace non essere d’accordo con Barbault. Non posso fare a meno di pensare che gli antichi erano in grado di produrre cultura astrologica d’eccellenza, e fare previsioni assai accurate, senza per questo disgiungerle da considerazioni sul soggetto esaminato, distinguendo di certo la nascita comune dalla nascita destinata a grandezza; prevedevano l’esito dei regni e delle battaglie, e incorporavano l’astrologia alla filosofia, che con tutto il rispetto della psicoanalisi, si interrogava su chi siamo e dove andiamo dai tempi di Aristotele.
C’è una bellissima metafora nata dalla mente assai brillante di Giovanni Macchia, intellettuale italiano del periodo post bellico nonchè Francesista di prim’ordine. Egli scrisse che noi moderni siamo dei nani, al cospetto degli antichi che sono dei giganti. Ma se noi nani saliamo sulle spalle dei giganti, saremo in grado di vedere ben più lontano dei giganti stessi. Vuol dire che finchè la cultura di noi moderni si reggerà sulle solida fondamenta deglli antichi, potremo costruire qualunque edificio, anche il più alto e complesso.


