
NE’ KIRONE NE’ KARMA…. MA UNA VISIONE ATTIVA
Ieri ha preso avvio un nuovo corso di Astrologia Attiva con oltre settanta partecipanti. Sì, settanta. Lo scrivo anche in lettere perché suona meglio, quasi epico. E a voler essere un minimo autocelebrativi – ché ogni tanto fa bene all’anima e all’ego, purché ben temperato – direi che questo successo numerico è insieme una ricompensa alla mia caparbia insistenza nel proporre una lettura astrologica attiva, viva, energica, e anche una conferma sottile (ma non troppo) di un sospetto che da tempo mi accompagna come un mantra sussurrato tra le pieghe dell’ambiente astrologico contemporaneo: ci siamo avvitati. Sì, tutti, un po’ troppo. Arrotolati su noi stessi come cavi elettrici mal riposti, sempre alla ricerca del dolore primigenio, della ferita fondante, del trauma primordiale. Prima era Chirone il nostro capro espiatorio preferito, poi l’albero genealogico, poi – non bastando nemmeno i nonni e i trisavoli – via libera al karma, alle vite precedenti e a un vago senso di colpa cosmico ereditato chissà da chi, chissà da dove.
E così, eccoci qua: l’abuso sistematico della parola “trauma”, nobile termine medico adottato dalla psicanalisi con legittimità e rigore, è oggi diventato un’etichetta prêt-à-porter per ogni singolo dispiacere dell’esistenza. Ora, intendiamoci: nessuno nega che i dolori della vita possano essere roventi, invalidanti, persino devastanti. Ma non tutto è trauma. Talvolta è solo – si fa per dire – tristezza, malinconia, perdita, inciampo. Insomma, l’umana condizione, che non sempre necessita di una diagnosi da DSM-5 o di un transito di Plutone quadrato alla Luna. Anche l’anima, ogni tanto, ha bisogno di respirare e non solo di scavare.
È stato proprio avviando questo corso che mi si è fatta limpida, come un cielo dopo la pioggia, la sensazione che le persone abbiano cominciato a stufarsi – sì, proprio così: stufarsi – di questa idolatria dell’introspezione patologica. Questo continuo scavare che, anziché liberare, impantana. Che immobilizza. Che produce solo nuove e più raffinate catene. Perché, in fondo, la felicità non è un prodotto dell’inconscio, ma dell’incontro col mondo. Le occasioni non nascono dentro la psiche, nascono là fuori, tra coincidenze e sincronicità, tra un treno preso al volo e una parola detta al momento giusto. Il nostro compito? Essere pronti. Sintonizzati. Collaborativi. Ed è proprio questo, né più né meno, ciò che fa l’Astrologia Attiva: ci offre gli strumenti per diventare partner del cosmo, non semplici spettatori o vittime designate del suo imperscrutabile teatro.
Collaborare, sì. Anche con i momenti storti – perché quelli non mancano – ma soprattutto con le fasi luminose. Perché, parliamoci chiaro, il cielo è generoso. Venere e Giove scorrono veloci, come a dire che la felicità ha molte più finestre d’accesso della sfortuna. Saturno e Marte, sì, sono più lenti, ma forse proprio per questo ci insegnano la pazienza e il merito. Eppure, se facciamo la conta, i doni superano le prove. L’universo non è una trappola per topi, ma un’officina di possibilità. Basta saperci mettere le mani.
E allora, lasciatemelo dire: cari colleghi, basta con la compostezza ieratica e il culto del dolore. Basta con Chirone che zoppica in eterno, con le ferite che non si rimarginano mai, con l’archeologia dell’anima e la mappatura ossessiva del nulla. L’astrologia – quella vera, nobile, antica e sempre nuova – è anche gioia, progetto, evoluzione. È un cammino. È l’arte di leggere se stessi per diventare altro, e meglio. Non può ridursi a una masturbazione mentale solipsistica, avvolta nel silenzio di un Saturno mal messo o nella morbosità di una Luna in ottava.
In questo senso, l’Astrologia Attiva non è solo una tecnica, ma una filosofia di vita. È il rifiuto gentile ma deciso di accettare passivamente il fato come un dogma. È l’invito a danzare col destino, a prenderlo per mano, a correggerne i passi, se necessario. È, se vogliamo, un’eresia luminosa contro il determinismo e l’astrazione fine a se stessa. È un invito alla ribellione creativa.
Ciro Discepolo, ha avuto il coraggio – e anche un certo gusto per la provocazione, diciamolo – di proclamare a gran voce che l’astrologo non può limitarsi a prevedere e basta, come un meteorologo cosmico dalla voce monocorde. No. L’astrologo ha una responsabilità. Deve offrire strumenti, strategie, visioni. Deve indicare come saltare la pozzanghera, non solo annunciarne la profondità.
E allora brindiamo – con discrezione ma anche con una certa soddisfazione – a questi settanta nuovi viaggiatori del cosmo attivo. A loro, e a tutti quelli che sentono che la vita è troppo breve per restare incastrati in un transito di Plutone, offro questa bussola: siate più felici che infelici. E soprattutto, non dimenticate che anche le stelle, a volte, ridono.



2 Comments
Gli articoli che vengono pubblicati da Amata Gioviale risultano sempre molto interessanti, che’ inducono alla riflessione in quanto iconoclastici di concetti stereotipati e rigidamente concepiti…! In questo caso ci parla dell’ astrologia attiva , di cui è illustre esponente!!Ebbene con le sue riflessioni esalta l’Astrologia come strumento di evoluzione, di cambiamento dell’ essere umano che vuole diventare e rimanere protagonista della sua vita , mediante il potere delle sue autonome scelte! Riesce bene Amata a coinvolgerci e ad appassionarci al mondo degli astri!
Sante parole! E sì, il corso è fantastico!