
NON SONO STATI I TRANSITI A TOGLIERCI PAPA BERGOGLIO
Come spesso accade di fronte al trapasso di personalità, il web si è istantaneamente riempito di articoli di vari astrologi che hanno spiegato ( sempre a ritroso ehe mai prima) i transiti nefasti che ha vissuto il Papa, fino a stamane in cui si è ricongiunto all’Universo, cercando nel passaggio di Saturno, nei lenti movimenti di Plutone o in eventuali quadrature il segnale di una possibile crisi o persino di un epilogo.
Ora, per quanto non felicissimi, i transiti del Pontefice non erano così critici da spiegare l’accaduto, e infatti ho letto articoli in cui per suffragare la propria opinione si sono tirati in ballo asteroidi, dispositori, nodi lunari, e una pletora di profezioni e progressioni che nemmeno Tolomeo in una vita intera le aveva nominate così tanto. C’è anche chi, per la fretta di marcare il territorio, ha detto che Saturno era di transito sulla cuspide ottava, mentre lo era sulla nona.
Ma l’astrologia va conosciuta nelle sue pieghe, e pur considerando che vita e morte sono sempre e solo nelle mani dell’universo, di segnali che un grande e definitivo cambiamento stesse arrivando, c’erano, e ne avevo parlato a lezione con i miei straordinari allievi.
Nel caso di figure simboliche come il Papa, non sono i singoli transiti a fornire la chiave interpretativa più solida, ma la chiusura di un ciclo planetario più ampio.
Ed è questo il punto centrale: dodici anni dopo la sua elezione, Giove — il pianeta che più di ogni altro rappresenta il potere religioso, l’autorità spirituale e la legittimazione del comando — è tornato nella posizione che occupava al momento dell’elezione di Bergoglio, nel marzo 2013, con uno scarto di una manciata di gradi. È questo ritorno che segna la vera conclusione del mandato. Non è un aspetto isolato a determinare l’uscita di scena di un pontefice: è il compimento di un ciclo. E questa è una lezione fondamentale che l’astrologia dovrebbe sempre tenere a mente, specie quando si ha a che fare con personalità che incarnano non solo se stesse, ma anche un’epoca e un’istituzione.
In astrologia, l’errore più diffuso e, al contempo, più deleterio per l’anima della disciplina, è quello che consiste nel sezionare la volta celeste come se fosse un manuale di anatomia, dove ogni organo può essere studiato isolatamente, dimenticando che il corpo intero respira un solo respiro. Una congiunzione, un quadrato, un’entrata in una casa non significano nulla se non inseriti in una partitura cosmica più vasta, in un sistema di riverberi, echi, opposizioni, repliche e ritorni.
L’astrologia non è chirurgia; è musica. Non è il bisturi che recide, ma il diapason che risuona. In questo senso, la grande lezione offerta dal pontificato di Papa Francesco si mostra come un esempio scolpito nella pietra celeste: i grandi eventi della storia, soprattutto quelli che coinvolgono figure archetipiche come il Sommo Pontefice, non si annunciano con i transiti, ma con la chiusura di un ciclo intero, un compimento. Nel marzo del 2013, Jorge Mario Bergoglio veniva eletto Vescovo di Roma sotto il segno di un Giove nel segno dei Gemelli, a 9 gradi; dodici anni dopo, con Giove che da pochi mesi aveva superato i 9 gradi, in questo 2025 che apre una nuova grande danza planetaria il cerchio si chiude.
Giove è il pianeta che tradizionalmente regge le figure dell’alto clero, le istituzioni religiose, i patriarchi e i maestri del pensiero. Ma non basta mai un solo Giove a fondare o concludere un pontificato: ciò che ci interessa è il suo ciclo, la sua orbita di circa dodici anni, che come l’anno degli dèi olimpici segnala la fine di una stagione spirituale. “Tutto ciò che è grande – scriveva Plotino – non nasce da un gesto isolato, ma dal ritorno dell’anima al suo principio.” Il ritorno di Giove al grado della sua elezione è, dunque, un ritorno al principio della missione papale.
E qui si impone una riflessione tanto astrologica quanto esistenziale: ciò che termina non è solo un pontificato, ma l’orbita stessa di significato che lo aveva generato. In questi dodici anni, la Chiesa ha oscillato tra aperture storiche e resistenze inerti, tra il tentativo di toccare i margini e il richiamo continuo della tradizione. Papa Francesco ha incarnato Giove in Gemelli in modo ambivalente: un comunicatore instancabile, ma anche un’autorità minacciata dalla contraddizione interna, dalla doppiezza del mondo moderno.
Che poi, a voler leggere i transiti da soli, la coerenza con l’accaduto non c’è. Marte su Plutone e Marte opposto alla Luna si verifica per l’umanità intera ogni due anni circa, e Plutone radix era sostenuto dal trigono di Saturno; con buona pace dei colleghi, Plutone non era né sulla luna né su venere perché ha massimo due gradi di orbita di tolleranza di transito per cui ne era ben lontano; per non dire poi del sole su Urano che accade ogni anno. La luna può determinare la fine dell’agonia quando si fa nuova e piena in casa VIII, e non era presente; e se vogliamo essere proprio puntuali, Giove in casa XII di transito induceva più una speranza di miglioramento che un aggravio, poiché in questa casa perde un po’ l’effetto dilatante che gli è proprio e di solito solleva dalle difficoltà.
Altro errore madornale, nessuno di coloro che ho letto ha pensato di indagare anche la rivoluzione solare: so per certo che Papa Bergoglio fosse a Roma, poiché ho chiesto ad un mio cliente funzionario Vaticano. La rivoluzione, come sempre, è molto più parlante di un anno difficile ed esiziale, con un Asc in sesta, salute e vita quotidiana al centro dell’attenzione, sole in XII come ricoveri, Marte in VIII come pericolo, urano in VI come malattia di rapida evoluzione, e nettuno e saturno in IV che parano di un ritorno alle origini, in questo caso quella che è l’origine di tutti noi, il mondo dello spirito. Un grande indizio, trascurato da molti, troppi astrologi, seppure non sufficiente a una previsione precisa togliendo dal contesto il ciclo gioviano.
È così che si leggono i cieli: non col calendario degli aspetti, ma col respiro delle grandi orbite. L’astrologia vera è sinfonica, non cronologica. Come scriveva Dane Rudhyar, “i pianeti non parlano a chi li ascolta con l’orologio alla mano, ma a chi li sente con l’orecchio dell’anima”. Il ciclo gioviano non è solo un’orbita di dodici anni, ma un viaggio iniziatico, che conduce dal mandato ricevuto all’oblazione finale, dall’investitura alla consegna del bastone pastorale al Tempo stesso.
La lezione astrologica che emerge da tutto questo è cruciale, soprattutto in un’epoca in cui tanti astrologi si accontentano di letture parcellari, pseudo-oracolari, puntiformi. L’universo non parla per punti, ma per trame. I transiti vanno letti non come una costellazione di eventi, ma come la narrazione di una coscienza che si svolge nel tempo. Un Giove isolato è solo un indizio; un Giove che ritorna al punto di partenza mentre tutto il cielo cambia spartito è un presagio.
E allora possiamo dire che la vera astrologia non si occupa di predire singoli eventi, ma di riconoscere le grandi svolte del destino. Quando una figura simbolica come il Papa si trova alla fine del suo ciclo gioviano, non serve che accada qualcosa di plateale. La fine è già scritta nel ritorno. È l’eternità che compie il suo giro, e l’uomo che si ritira per lasciarla passare.
Come scrisse Giamblico, “le stelle non costringono, ma disegnano il campo dentro cui l’anima può scegliere il proprio compimento”. E ora che Giove ha compiuto il suo giro, il compimento si manifesta: non come tragedia, ma come rivelazione.



5 Comments
Condivido ogni singola parola e trovo anche piuttosto ignobile che degli estranei vadano in cerca di transiti negativi per potersi atteggiare come grandi scienziati.
Se gli aspetti astrali possono condurre alla morte di una persona (qualsiasi persona), gli unici che hanno diritto a essere informati sono i suoi familiari.
“L’Astrologia non è chirurgia e’ musica” Bellissima definizione espressa da Amata! Il suo articolo è pregno di: oculatezza, competenza, conoscenza e di una grande passione per l’Astrologia , concepita , vissuta , come strumento meraviglioso di evoluzione: “…le stelle disegnano il campo dentro cui l’anima può scegliere il proprio compimento “(Giamblico)
Anche questa citazione è quanto mai adatta a contribuire alla comprensione di un evento naturale , come la morte, sia pur riferita alla straordinarietà della persona per ciò che ha rappresentato in vita! Complimenti Amata!
Sentire il Cielo come un organismo che ha il suo respiro, quindi i suoi movimenti, i suoi cicli non è cosa da tutti…visto che spesso oggi chi fa letture astrologiche ha la tendenza ad andare ad analizzare il dettaglio perdendo a volte di vista la visione d’insieme…grazie per questo prezioso aiuto Amata Gioviale🙏
È molto interessante la visione della lettura astrologica dentro un percorso di cui seguire le tracce, dove lo studio del puntuale diventa guidato e fluido.
Bello!
Grazie Amata per questa Analisi così completa e profonda. Concordo che sia necessario prendere in considerazione un Ciclo intero per avere più informazioni possibili. Sto approcciando l’Astrologia da poco ma Tu la rendi semplice e di facile comprensione: mi sto letteralmente appassionando e ci trovo tante connessioni e interessanti integrazioni da fare con la Numerologia, materia che approfondisco da anni con tutte le correlazioni possibili e immaginabili quantistiche, neuronali, comportamentali, concrete, spirituali.
Grazie 🙏 🌹