
SEGNI DI LUNGA E CORTA ASCENSIONE
Il concetto di ascensione dei segni, con la sua distinzione fra segni di lunga e di corta ascensione, costituisce una delle chiavi più sottili e meno indagate dell’arte celeste, un crocevia dove l’astronomia reale incontra l’ermetismo simbolico. Quando si parla di ascensione si fa riferimento all’intervallo di tempo impiegato da ciascun segno zodiacale per elevarsi sopra l’orizzonte orientale, cioè per comparire come Ascendente nel corso della rotazione terrestre. Tale durata non è uniforme, poiché dipende dalla declinazione dei segni rispetto all’eclittica e dalla latitudine del luogo di osservazione: per questo motivo alcuni segni impiegano più tempo a sorgere e vengono definiti di lunga ascensione, altri invece scorrono rapidamente e sono chiamati di corta ascensione.
In termini tecnici, il cielo si comporta in modo differente a seconda che ci si trovi nell’emisfero boreale o australe, e la classificazione di lunga e corta ascensione non è universale: ad esempio, nell’emisfero nord i segni da Cancro a Sagittario sorgono più lentamente e sono dunque di lunga ascensione, mentre da Capricorno a Gemelli hanno ascensione breve. Nell’emisfero sud avviene l’opposto. La spiegazione risiede nel fatto che la linea dell’eclittica taglia l’orizzonte obliquamente, e dunque la porzione di arco celeste che ciascun segno percorre per elevarsi varia.
Ciò comporta che il segno Ascendente non “dura” sempre due ore; io pensavo che la differenza fosse nell’ordine di minuti, circa una ventina al massimo, ma devo dire grazie al mio amico Giacomo Ciabatti se mi ha un po’ illuminata che alle nostre latitudini la differenza può essere anche maggiore; così, un individuo nato con Ascendente nei segni di lunga ascensione può avere davanti a sé un arco temporale assai più ampio di possibilità per quella configurazione, mentre chi nasce in segni di corta ascensione ha un tempo assai più contratto e fuggevole, il che condiziona anche le statistiche astrologiche e la distribuzione reale degli Ascendenti nella popolazione.
Da un punto di vista simbolico ed esoterico questa asimmetria è tutt’altro che marginale. Dane Rudhyar osservava che “il tempo non è distribuito uniformemente, ma pulsa e respira, si dilata e si contrae come un cuore cosmico,” e i segni di lunga e corta ascensione ne sono un esempio vivido. Essi testimoniano che l’universo non procede secondo la misura lineare, ma conosce accelerazioni e rallentamenti che corrispondono a differenti esperienze dell’essere.
Gli Ascendenti nei segni di lunga ascensione, dalla prospettiva dell’anima, sembrano voler imprimere all’individuo una maggiore durata del radicamento nell’incarnazione, una lentezza che permette di sedimentare esperienze, di approfondire lo spessore interiore e di generare stabilità. Al contrario, i segni di corta ascensione sembrano collocare l’io in una traiettoria di bruciante rapidità, di passaggi accelerati, di intensità condensata in un lampo. In questa polarità si cela una verità sottile: alcune anime scelgono strade più lunghe e graduali per manifestare il proprio Sé nel mondo, altre invece percorrono vie più brevi e incandescenti, dove l’esperienza deve essere concentrata, rapida, talvolta bruciante.
Lisa Morpurgo sottolineava che la rotazione della sfera celeste non è mai un meccanismo uniforme, ma piuttosto il riflesso di una geometria misteriosa che si fa linguaggio: “Ogni irregolarità del moto celeste, ogni asimmetria, ogni sfasatura, non è un errore ma un segnale, un indizio di senso, un varco che permette di scorgere la struttura nascosta del tempo.” Così, i segni di lunga ascensione diventano i custodi di una memoria che si dilata e si trattiene, mentre quelli di corta ascensione sono i guardiani dell’istante, della vibrazione che non può essere posseduta se non per un breve soffio. Jung, pur non occupandosi direttamente di ascensioni, affermava che l’inconscio collettivo si manifesta anche attraverso le “asimmetrie della natura,” e potremmo leggere in questa chiave l’alternanza fra lunga e corta ascensione: archetipi che non vogliono mostrarsi in misura eguale, ma che giocano con le distorsioni del tempo per imprimere differenti qualità psicologiche.
I sistemi di domificazione, in particolare quelli che si basano sull’ora ascendente come Placidus, sono direttamente influenzati dalla velocità con cui un segno sorge. Non è un caso che in latitudini estreme alcune case diventino enormi e altre minime, generando i cosiddetti “temi deformati,” che tanto affascinavano gli astrologi rinascimentali. Queste deformazioni, lungi dall’essere meri artefatti tecnici, riflettono la volontà del cielo di accentuare o comprimere certe esperienze esistenziali.
Gli autori arabi e medievali, da Albumasar a Guido Bonatti, prestavano grande attenzione a queste differenze, sottolineando che la natura di un Ascendente non può essere compresa appieno senza considerare se si tratti di segno di lunga o corta ascensione, poiché da ciò dipende non solo la rapidità di mutamento delle configurazioni, ma anche la percezione del tempo interiore dell’individuo. Alcuni nascerebbero infatti con un orologio cosmico più dilatato, altri con uno più accelerato. Non è difficile collegare tale differenza a caratteri umani: chi ha segni di lunga ascensione tende a una maggior pazienza, profondità, capacità di sostenere processi lenti; chi ha segni di corta ascensione manifesta invece impulsività, intensità, irrequietezza, come se dovesse condensare in pochi istanti ciò che altri distribuiscono lungo un cammino più disteso.
Sul piano esoterico, la distinzione fra lunga e corta ascensione rimanda al ritmo stesso della creazione. Il Sefer Yetzirah parla di lettere madri che si dilatano e contraggono, generando il mondo attraverso il respiro: il cielo, con i suoi segni che sorgono lentamente o velocemente, riflette lo stesso principio, insegnandoci che l’incarnazione non è un processo lineare ma ondulatorio, fatto di accelerazioni e pause. Dane Rudhyar, ancora una volta, scriveva che “il tempo dell’anima non è quello dell’orologio, ma quello della coscienza che si apre e si richiude come un fiore,” e i segni di ascensione lunga e corta ne sono una manifestazione plastica.
Parlare di lunga e corta ascensione significa riconoscere che il cielo non distribuisce in modo uniforme i suoi doni: alcuni nascono sotto segni che hanno più spazio di tempo per affermarsi, altri sotto segni che si bruciano in un baleno. Ma proprio questa ineguaglianza diventa ricchezza, perché diversifica le esperienze umane e le modalità con cui l’Io affronta la propria nascita e incarnazione.
E l’astrologo, come un musicista che interpreta una partitura, deve imparare ad ascoltare non solo la nota, ma anche la pausa, non solo la misura regolare ma anche il suo scarto, poiché proprio lì si cela il mistero dell’anima che discende e ascende lungo la scala del cielo.



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