
ASTROLOGIA, INCLUSIONE E COSCIENZA UNIVERSALE: UNA RIFLESSIONE PERSONALE
Durante il pranzo di Pasqua, in un locale scelto senza troppe pretese, mi sono ritrovata a osservare con attenzione i volti attorno al tavolo. I miei figli avevano invitato alcuni loro amici, e, senza che fosse stato pianificato in alcun modo, quella tavolata rifletteva con semplicità e potenza la varietà del mondo. C’erano persone provenienti dal profondo nord e dal profondo sud del pianeta, tre religioni diverse, tre orientamenti sessuali differenti. E guardando quella composizione eterogenea e serena, non ho potuto fare a meno di provare un senso profondo di orgoglio.
Mi sono sentita felice, come madre e come essere umano, di aver trasmesso ai miei figli il valore dell’accoglienza, il principio del non – giudizio, il rispetto verso ogni identità. Il dovere di rispettare chiunque per ciò che è, enon soppesare chi ama, da dove viene o per le scelte, o non scelte, che ha compiuto nel corso della propria vita.
A ben pensarci, è stata proprio l’astrologia, oltre alla naturale predisposizione personale, ad affinare questa sensibilità. Lo studio dell’astrologia mi ha insegnato a riconoscere negli esseri umani non tanto categorie, etichette, appartenenze, quanto trame simboliche, costellazioni interiori, geometrie dell’anima. Un tema natale è un cerchio: contiene simboli, linee, gradi, colori. Ma non ti dice per chi voti, quale sia il colore della tua pelle, la tua identità di genere o il modo in cui ami. Non distingue, non discrimina, non stabilisce gerarchie.
In un tema natale, ciò che emerge non è ciò che ti separa dagli altri, ma ciò che ti connette a un linguaggio universale. È un sapere che ti obbliga — se lo studi con coscienza — a uscire dalla logica binaria delle opposizioni e delle etichette, per entrare in un sistema di significati in cui ogni persona è un universo simbolico, non una casella sociale. Le diversità personali, culturali, affettive e spirituali appaiono, alla luce dell’astrologia, come espressioni di una stessa danza cosmica, mai come deviazioni da una presunta norma.
Ecco perché, oggi più che mai, sento il bisogno di affermarlo con chiarezza: se l’astrologia fosse diffusa capillarmente, se davvero entrasse nella cultura condivisa delle persone, molti dei pregiudizi che ancora resistono si dissolverebbero con naturalezza. Razzismi, sessismi, odio per ciò che è diverso: tutte queste derive si fondano su una lettura superficiale, dicotomica e giudicante dell’essere umano.
L’astrologia, se ben compresa, è l’esatto contrario: è un invito permanente a comprendere l’altro nella sua complessità e a riconoscere che ogni destino è una forma diversa dello stesso cielo.
Non è uno sfogo, né un’illusione. È una convinzione profonda. Credo davvero che diffondere questo immenso sapere possa migliorare non solo la vita dei singoli, ma anche il progresso collettivo. Ne sono così convinta che dedico gran parte della mia esistenza a questo scopo. E anche se so che forse non sarò qui a vedere il cambiamento pieno e definitivo che sogno, confido che il contributo di ciascuno — anche il mio — possa essere parte di una trasformazione reale.
Come diceva Teilhard de Chardin: “Siamo spiriti che vivono un’esperienza umana, e non il contrario.” E se davvero riuscissimo a guardare ogni essere umano come parte di un disegno più grande, allora sì, il mondo comincerebbe a somigliare un po’ di più a quel tavolo di Pasqua.


