
Quel qualcosa che ti artiglia l’anima
A volte ti artiglia l’anima all’improvviso, altre volte cresce fino a fondersi con il tuo DNA. È la sensazione che qualcosa o qualcuno ti stia penetrando nelle vene e non ti abbandonerà mai più. A volte, è qualcosa di piccolo: un libro, un bacio, un tramonto. Più spesso però è l’attimo in cui incontri una parte di te sotto forma di altro da te.
Penserete tutti all’amore, ed è giusto, ma non parlo solo dell’amore passionale e romantico, ma dell’amore per una fetta di universo che ti canta una melodia; banalmente li chiamiamo hobby o interessi, ma in realtà ben presto diventano la parte migliore di noi.
Ricordo perfettamente il giorno in cui l’astrologia ha bussato alla mia porta: il 19 agosto 1985, e la parola che definisce più argutamente l’evento per me è “bruciore”. La mia amica Luciana arrivò con il mitico Sementowski – Kurilo in spiaggia, trovato su una bancarella a 10.000 lire, e lei che era già appassionata lo acquistò soprattutto per le effemeridi.
Io non ero molto interessata, da principio, anche se non contraria, perché quel santo uomo di mio padre aveva tutti i libri di Huber, fra cui quello sul suo segno, l’aquario, e diceva sempre questa frase: “figlia mia, io sono dell’undicesimo segno, uraniano, e amo la libertà. Ricordati comunque, sei diversa da me, ma ama la tua libertà di espressione sopra ogni cosa”.
Iniziai a leggerlo, e rimasi incollata a quei fogli stampati tutta la mattina, e mentre sentivo bruciare la pelle sotto il sole, sentivo lo stomaco bruciare dalla fame di leggerlo tutto.
Iniziò così per me una storia d’amore che dura ancora.
Come tutti gli amori che meritino di essere narrati, è stato tempestoso, difficile. Libri introvabili, calcoli a mano, effemeridi sbagliate, convegni tenuti in segreto che nemmeno l’accesso al Rotary era così tortuoso. ASTRA come Bibbia, la Feltrinelli come meta di pellegrinaggio, i convegni del Cida a Roma, e notte dopo notte, sono qui.
In questi anni in cui sono sbarcata sul web e fondato un’Accademia, mi vanto di aver aperto le porte a tutte le scuole di pensiero astrologico, anche quelle più lontane da me. Inclusione non è solo un aggettivo di moda, per me è l’unico modo di fare cultura vera.
So che un astrologo vedico o cabalistico hanno da insegnarmi sicuramente tantissimo, e viceversa. Una volta con la mia amica Ranja, conosciuta durante un lungo soggiorno in India, ci siamo dedicate a un tema natale, lei con il suo approccio, io con il mio. Arrivammo alle stesse conclusioni, anche se il percorso era ovviamente assai diverso.
Ecco, il bello non è dove arrivi, ma il viaggio con cui ti dirigi, e quello che apprendi nel mentre. Platone nell’ Eutidemo racconta che Socrate poco prima di bere la cicuta e quindi morire ricevette in carcere un maestro di cetra. Alla domanda di un discepolo: «Perché imparare a suonare la cetra, se di qui a poche ore ti faranno bere la cicuta?», Socrate rispose: «Perché mi piace imparare».
Anche a me piace imparare, e come disse il mio amato professore Portelli, si impara solo dalle persone, il resto è istruzione.
In particolare, un comportamento inclusivo, volto al futuro, empatico e collaborativo dovrebbe essere la norma per un astrologo, che studia l’essere umano con lo scopo, se possibile, di sostenerlo e guidarlo. Invece molti colleghi sono pronti a criticare, commentare, difendere il loro orticello. Alcuni poi criticano addirittura tutta una scuola di pensiero: ad esempio, contro l’astrologia previsionale, che è il mio orientamento di base, con l’idea che gli astri debbano servire solo alla consapevolezza interiore. Ma le due cose non sono in contraddizione, possono essere vissute attivamente dalle persone. E comunque, sarebbe bello che chi muove questa contestazione, la muovesse in modo sonoro anche ai loro amici che stendono oroscopi per giornali e radio, almeno per coerenza, dato che l’oroscopia è una miniaturizzazione delle previsioni astrologiche personali, e a mio avviso una pessima deriva nella maggior parte dei casi, tranne chi utilizza le case solari come Branko, forse, e comunque con molto distinguo.
Però ho amici che lo fanno e che stimo moltissimo come astrologi. Compiono una scelta, anche lavorativa, e io non sono nessuno per dire loro se facciano bene o male, solo auspico un mondo in cui gli oroscopi delle 12 tribù non esista e tutti si facciano leggere il tema natale con le previsioni reali.
Credo sia una speranza legittima.
Legittimo è anche auspicare una maggiore collaborazione fra colleghi. Io continuo ad intervistare personaggi di brillante pensiero, sponsorizzo i loro libri, le loro scuole, le loro attività. Apro le mie aule a tutte le voci, sperando di fare il bene di questa materia che è UN GRANDE AMORE DELLA MIA VITA.
Perché più astrologia si diffonde, più cresciamo TUTTI.


