
Lettera aperta ai miei allievi
Giovedì scorso, dopo la lezione di Astrologia medica, sono rimasta a lungo sveglia a pensare alla felicità di avere condiviso tutto il mio sapere; e allo stesso tempo la profonda amarezza di sapere che due ore, o due anni, non saranno mai sufficienti a trasmettere tutto quello che si è imparato in una vita di letture, di esercizi, di consulti…
Quando organizzo un percorso formativo e a maggior ragione quando insegno in uno di questi percorsi sento il dovere morale, oltre che l’immenso piacere personale, di trasmettere quante più competenze possibili, ma anche le conoscenze: che sono ciò che non apprendi dei libri, ma vivendo ogni giorno la materia che ami, immergendola nella realtà dei tuoi rapporti, così come delle tue scelte e delle tue riflessioni.
Provo la sensazione di non avere mai sufficiente tempo e occasioni per trasmettere tutto questo e la soddisfazione dei miei allievi non è sufficiente a diminuire questa percezione di avere bisogno di altre ore, di altro tempo.
Sono consapevole che anche un corso lungo non può che essere una traiettoria verso una meta assolutamente parziale: il proprio sapere ovviamente andrà integrato con esperienza ed elaborato a livello filosofico e personale. Noi docenti sappiamo che il nostro ruolo è solo quello di avviare sul cammino della conoscenza, perché il percorso personale è e sempre insostituibile. Ma in me brucia la necessità personale di non fermarmi mai.
Chi studia con me sa che rispetto alle lezioni previste, ne erogo sempre di più, perché fermo la didattica quando sento che c’è bisogno, oppure organizzo seminari anche gratuiti, proprio per favorire i tempi di elaborazione. Quante volte ho impegnato i miei fine settimana per lezioni “plus”? infinite, e anche se da brava viriginiana mi lagno di essere stanca, continuerò a farlo, perché il fuoco della vocazione è vincente su qualunque forma di autoprotezione.
Perdonatemi se non sempre riesco a trasmettere tutto quello che vorrei e probabilmente dovrei, ma la nostra disciplina è profonda come la terra, immensa come l’aria, coinvolgente come l’acqua, e ardente come il fuoco, non è contenibile in uno spazio umano per quanto grande. Ma vi garantisco che non lesinerò sforzi o risorse.
C’è un dettaglio che mi è venuto alla mente in quella notte di giovedì. Conosco moltissimi colleghi che hanno scuole o insegnano, e sono tutti astrologi di valore indiscusso. Ma non ho mai letto un loro post sugli studenti che seguono, o sentito nominare i loro allievi in un discorso… forse nei ringraziamenti finali, una cosa dovuta.
Io ne parlo in continuazione, a casa mia sanno chi è Virginia o Francesca, conosco un po’ le loro vite. I miei collaboratori sanno che al mattino inizio con “ricorda di mandare le slide a Serena o il link a Maria”, e io non uso agende… me lo ricordo perché mi preme. Quando spiccano il volo pubblico i post sulle loro attività, metto in contatto coloro che stanno facendo ricerche o percorsi simili. Ci litigo e facciamo pace. Molti interrogativi con loro hanno mostrato la strada per la soluzione dell’enigma. Quello che mi dicono a lezione mi resta nella mente e ne nascono correzioni di programmi, ricerca di docenti, progetti di nuovi corsi e seminari, o anche solo meditazione su come rendere più chiaro un concetto ostico e questo mi insegna a scendere nella profondità della materia, a scartare le sovrastrutture per concentrarmi sull’essenza, e questo fa di me un’astrologa migliore.
Molti miei post sono nati da domande degli allievi. Alcuni li ho intervistati, altri sono andata a trovarli, molti sono divenuti amici veri che sento e frequento al di là dell’accademia; molti adesso collaborano con me e – ci tengo a dirlo -sono i docenti più applauditi.
I miei allievi più cari ( all’epoca) sono stati nominati uno ad uno, nome e cognome, nei ringraziamenti del mio libro sugli stellium, e adesso che lo ripubblico in inglese, aggiungerò i nuovi arrivati e cambierò la dedica: la prima edizione riportava la dedica a Ciro Discepolo di cui affermavo mi avesse insegnato la strada della verità; e i ringraziamenti agli allievi.
D’ora in poi, la dedica andrà ai miei allievi, perché, caro Ciro, non te ne volere, ma quella via che mi hai insegnato, la sto percorrendo con loro.


